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Il quartiere Arancelli
la chiesa di Sant’Antonio Abate
un percorso rupestre
un grido di aiuto da cogliere

Il tempo è solito depositare leggeri veli, che lentamente ma inesorabilmente occultano alla vista della nostra quotidianità cose e storie che continuano ad essere tangibili e presenti sotto i nostri occhi.

L’idea affettiva di questa edizione di Ibla Buskers proverà a rimuovere la leggera ma efficace patina formatasi con il trascorrere degli anni sul quartiere sub urbano di Arancelli, mettendone in evidenza le sue straordinarie qualità. Il quartiere si estende ad est – nord est del centro urbano di Ragusa Ibla, nell’area di confluenza del S.Leonardo (chiamato in passato anche Arancelli appunto) e il fiume Irminio.

Ha il suo baricentro attorno alla statale 194 per Giarratana ,nei pressi della stazione ferroviaria di Ragusa Ibla. Ha come fulcro ed elemento architettonico evidente la scenografica chiesa di Sant’Antonio il Grande, risalente al 1300, esternamente impreziosite, da un antico bassorilievo, in pietra calcare dura di ragguardevoli misure e di notevole pregio, rappresentante appunto sant’Antonio Abate con l’inseparabile maialino e le ceneri ardenti ai suoi piedi.
La edificazione del tempio è da ricercare intorno al 1300, e nel 1388 per i beni che possedeva, veniva concessa per beneficio a Canonici della cattedrale di Siracusa. La struttura , riattata a seguito dei danni del terremoto del 1693 , andò in decadenza dopo l’unità d’Italia, ma nel 1902, grazie ad una colletta popolare fu di nuovo risistemata.
Fino agli anni '60 del secolo scorso è stata attiva e vi si celebrava messa tutte le domeniche, il 17 gennaio (ricorrenza del santo) nello slargo davanti “si facia u lignu a cuddura” – l’albero della cuccagna - "u lignu tuttu nsivatu e d’ancapu si ci mittia u premiu”, si benedicevano gli animali, e “puoi si purtaunu i maiali e cavaleri picchi a natali iddi u puorcu un su manciaunu, ca rici ca facia ancora cauru“ - si portavano i maiali ai cavalieri, perché a natale non lo mangiavano, che ancora il clima era caldo per loro-.
Poi il tempo, o forse un’ansa in più del torrente San Leonardo, o non sappiamo bene cosa, hanno condannato questa chiesa (dalle notevoli dimensioni, dalle pregevoli fattezze e dalla fondamentale funzione storica), ad una solitaria ed eroica resistenza passiva per evitare la distruzione a cui sembra essere, almeno fino ad oggi, condannata dall’incuria di noi tutti. Il quartiere era vissuto da sciumarari, mulinari, pisciari, lavanneri (pescatori , lavandaie, ortolani), che dalle cannavate e dai terrazzamenti di quella zona ricca di acqua, tiravano fuori, con fatica e sacrificio, il necessario quotidiano.
Uno stanziamento urbano diffuso, antichissimo, (vedi la necropoli del San Leonardo) che è stato attivo fino agli anni '60 del novecento, ("c’era u funnicu" – cantina, osteria- "ri Don Paolo ca i carrettieri si firmaunu manciaunu, don Giorgio avia u tabbacchinu, don Saro Floriddia vinnia tiari e pigniati i crita" – tegami e pentole di terracotta- "mastru Carmelu e a gna Giogghia avienu i palummi" - i colombi...) poi il “modernismo” ne ha decretato l’abbandono. Insediamento simbolo del rapporto circolare tra Ibla e le sue cave (dove è evidente l’influenza araba nella sapienza della gestione delle acqua e dell’irrigazione) è con essa collegato da una rete estesa di sentieri, mulattiere, e trazzere, opere di straordinario ingegno e perizia realizzativa.

Una zona davanti a cui si passa con frequenza , ma di cui non si riesce a percepirne la presenza, l’importanza le funzioni storiche e la bellezza. Insieme agli amici dei Kanimannira, associazione di giovani e animosi esploratori del nostro territorio, andremo nei giorni del festival a visitare questo incredibile luogo, magico e prezioso, attraverso percorsi rupestri ed itinerari tardo bizantini per andare a vedere da vicino questa perla occultata e sentire in presa diretta lo straziante sos che alto si alza da questa dimenticata appendice urbana della cittadella barocca.

Le informazioni relative agli anni '50 – '60 ci sono state fornita dal Sig. Giorgio Di falco, che ringraziamo con calore.




La festa meticcia dal cuore siciliano. Da oltre vent’anni centinaia di artisti provenienti da tutto il mondo raggiungono la cittadella barocca di Ragusa Ibla per dare vita alla festa popolare di Ibla Buskers. Giunto alla sua 25esima edizione il Festival è oggi uno dei maggiori eventi culturali del sud Italia e conta circa 60.000 visitatori annui, mantenendo inalterato il suo originario spirito artigianale capace sempre di ricreare quella magica alchimia tra artisti e pubblico nel palcoscenico naturale delle strade e delle piazze di Ragusa Ibla.

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